Tre dita

Un romanzo di formazione divertente e profondo che parla di adolescenza e di guerra, di disabilità e di amicizia, di risate e di coraggio, ispirato alla vicenda del grande scultore Nado Canuti, padre dell’autore, che perse sette dita a causa dell’esplosione di un ordigno bellico durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nado ha dodici anni e vive a Bettolle, un piccolo paese in provincia di Siena, al tempo della Seconda Guerra Mondiale. È un ragazzino molto vivace, sempre pronto a inventare giochi e scherzi col gruppo dei suoi amici. Trascorre il tempo fuori, in strada, divertendosi con tutto quello che trova. Ma a volte, soprattutto durante una guerra, bisogna fare attenzione a ciò che si trova, perché potrebbe scoppiarti fra le mani…

Improvvisamente, un giorno del 1943, l’esistenza di Nado è segnata da un evento drammatico: l’esplosione di un ordigno scambiato per un vecchio cimelio gli porta via sette dita. A condurlo all’ospedale e a salvargli la vita è un soldato tedesco, un nemico, uno di quelli contro cui qualcuno dei suoi amici comincia a combattere in clandestinità. Sopravvissuto per miracolo, Nado diventa per tutti Tre dita.

In un clima di paura e incertezza generale, che porterà con sé rastrellamenti, bombardamenti ed esecuzioni pubbliche, Nado comincia la sua lotta per crescere e trovare un senso in un mondo sconvolto dal conflitto. La spensieratezza dell’infanzia è costretta a fare i conti con la durezza della realtà che irrompe nella quotidianità fatta di scherzi e bravate insieme ai suoi compagni. Saranno la forza di volontà, l’ironia e il legame con gli amici ad aiutare Nado ad affrontare ciò che il destino ha in serbo per lui.

Ispirandosi alla figura del padre Nado, maestro italiano della scultura, Massimo Canuti scrive un romanzo intriso di ironia e malinconia, nel quale la guerra raccontata in prima persona attraverso gli occhi di un giovane ragazzo sembra all’inizio un’avventura che ben presto assume i contorni di un gioco assurdo e incomprensibile, con regole crudeli e conseguenze pericolose. 

«La storia che avete appena letto è in gran parte una storia vera. Dietro all’insolito nome del protagonista si cela infatti la vicenda di mio padre Nado, che proprio a tredici anni perse la mano sinistra e parte della destra a causa dell’esplosione di un ordigno bellico restando, per l’appunto, con tre sole dita. A portarlo all’ospedale – e quindi a salvargli la vita – fu davvero un tedesco di stanza nel paese. […] Ogni tanto mi capita di riandare con il pensiero a quel tedesco che ebbe la prontezza di portare Nado all’ospedale. In quell’istante, non ragionò minimamente secondo le categorie di “nemico” o “amico”. Pensò soltanto a salvargli la vita. L’assurdità della guerra sta tutta qui» Dalla postfazione dell’autore

Tre dita non è una biografia, bensì un romanzo che mescola finzione e realtà, vicende inventate e fatti realmente accaduti. Oltre all’episodio dell’incidente e del salvataggio da parte del soldato tedesco, ci sono altri riferimenti a eventi e personaggi storici. Fra questi Carlo, un ragazzo che Nado, nel romanzo, accetta di nascondere nel laboratorio di sapone del padre ormai chiuso. Come spiega ancora l’autore, si tratta della figura di Carlo Grazi, partigiano che il padre ebbe modo di conoscere e a cui consegnò il suo piccolo arsenale trafugato ai tedeschi. Fu il suo modo per contribuire alla lotta contro i nazisti. L’8 giugno 1944, poco più che ventenne, Carlo venne fucilato insieme ad altri giovani partigiani.

Nado, che perde anche il padre a causa del tetano, non si lascia sopraffare dallo sconforto e impara a fare di necessità virtù, cercando di utilizzare al meglio ciò che gli è rimasto e dimostrando di avere una grande capacità di adattamento. Gradualmente scopre che con tre dita si possono compiere molti gesti, alcuni semplici, altri più impegnativi: dire di no, chiudere la porta, lavarsi i denti, grattarsi, usare le forbici, tagliarsi la bistecca, voltare pagina e scolpire le saponette, quelle che faceva suo padre prima di morire nel laboratorio allestito vicino alla loro abitazione. In quei blocchi profumati di essenze che lo riportano al passato, intaglia forme sempre più elaborate, dimostrando che non c’è limite alla propria volontà.

Il racconto di Nado è accompagnato da riflessioni sul senso della vita, sul perché della guerra e della morte del padre, interrogativi che non sempre trovano risposte, a differenza della madre che parla spesso con Dio, confortata dalla preghiera e da una fede granitica. Il ragazzo prova più volte a farlo, ma con scarsi risultati e con crescente scetticismo. Poi un giorno, dopo aver trovato un vecchio telefono a manovella nella cantina di un amico, mentre sta cercando di farlo funzionare, crede sul serio di sentire la voce di Dio e chiede notizie del padre Loreno. Il silenzio che accompagna la sua richiesta lo lascia solo con i suoi tanti dubbi.

«Ho capito che è soprattutto così che si diventa grandi. Convivendo con i propri dolori. Dovevo smetterla di credere che avrei potuto trovare qualcosa di divertente in questa guerra, perché non c’era proprio niente che facesse ridere. Ma a un bambino se gli togli il divertimento mi dite voi che cosa gli rimane? Facciamo di tutto per trovare qualcosa che ci metta di buonumore. Specialmente quando tutto intorno a noi sembra farci piangere. Altrimenti saremmo degli adulti. Loro sono abituati a soffrire.».

Nado Canuti nasce a Bettolle, in Toscana, nel 1929. A quattordici anni fiancheggia il movimento antifascista consegnando ai partigiani le armi rubate ai tedeschi. Durante la guerra perde la mano destra e due dita della sinistra a causa dell’esplosione di un proiettile ritrovato in un campo. Esordisce nel 1959 come pittore e scultore autodidatta. Negli anni ’60 abbandona il suo lavoro all’Italsider di Piombino per trasferirsi a Milano, dove ottiene i primi riconoscimenti di mercato e di critica e inizia a dedicarsi alla scultura. Dal 1959 ad oggi ha tenuto oltre 70 personali e 150 collettive in Italia, Germania, Francia, Svizzera, Austria, Nord Europa, Paesi Arabi, Stati Uniti, Paesi Latino Americani, Messico, Giappone, Kenya. Le sue opere figurano in musei italiani e stranieri, in numerose collezioni pubbliche e private ed in chiese e santuari. Ha realizzato opere monumentali di grande significato artistico e culturale in Italia e all’estero.

A fine agosto 2025 sono cominciate le prime proiezioni di ‘Nado’ un documentario che ripercorre tutta la vita e la carriera artistica di Nado Canuti. La regia è di Daniele Farina, la sceneggiatura è di Massimo Canuti e Roberto Farina. Il film è un viaggio intimo e potente nella vita e nell’opera di quello che viene considerato uno dei più grandi scultori italiani del Novecento. Qui il trailer.

Tre dita

scritto da Massimo Canuti
copertina di Carlotta Notaro
Pag. 264, brossura
Formato: 14 x 20,5 cm
Collana: i geodi
ISBN: 9791280104670
Prezzo: € 16,50
Età: 11+

L’AUTORE

Massimo Canuti nasce a Piombino, in provincia di Livorno, nel 1971. Laureato in Architettura, nel 1999 inizia a lavorare nel mondo della comunicazione. Contemporaneamente si dedica a ciò che ama di più: scrivere storie. Nel 2011 pubblica con Gianluca Belmonte il libro illustrato Al buio vedi, tradotto in Cina. Nel 2013 esce il suo primo romanzo, Contro i cattivi funziona (Instar), sui difficili temi della disabilità e del bullismo, che lo porta a lavorare a stretto contatto con i ragazzi. Nel 2016, sempre per Instar, pubblica Io, il Cinema, un saggio sulla settima arte in forma di romanzo. Nel marzo del 2017 esce il suo secondo romanzo Le coincidenze dell’estate per le edizioni E/O. Nel 2022, per il Corriere della Sera, realizza il volume sulle donne della resistenza della collana “La storia delle donne”, a cura di Barbara Biscotti. Vive e lavora a Milano come copywriter freelance.

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UOVONERO

Fondata nel 2010 a Crema da Enza Crivelli, Lorenza Pozzi e Sante Bandirali, uovonero è una casa editrice di libri inclusivi, ad alta leggibilità, che promuovono una cultura della diversità e si propongono di rendere la lettura un diritto di tutti, con la consapevolezza e la convinzione che i libri possano cambiare la vita in momenti come l’infanzia e l’adolescenza.

La casa editrice ha scoperto – e tradotto – talenti come Siobhan Dowd, Lynda Mullaly Hunt, Henry Winkler, Elle McNicoll, Pietro Albì, Pam Smy, Emma Shoard, Francesca Corso, Giovanni Colaneri. Fra i titoli di maggior successo, Il mistero del London Eye, di Siobhan Dowd, Premio Andersen 2012, Una per i Murphy, di Lynda Mullaly Hunt, Vincitore Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020, Il riscatto di Dond, di Siobhan Dowd, Finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2016, Un pesce sull’albero, di Lynda Mullaly Hunt, Finalista Premio Andersen 2016, Vincitore dello Schneider Family Book Award 2016, Vincitore del Premio Cento 2017.

Il romanzo Lilo, scritto da Inés Garland, illustrato da Maite Mutuberria e tradotto da Francesco Ferrucci, ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2023 nella categoria 8+.

L’albo Rumple Buttercup di Matthew Gray Gubler tradotto da Sante Bandirali ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2024 nella categoria “Libro d’esordio”.

Il romanzo Le degenerate di J. Albert Mann, tradotto da Giuseppe Iacobaci, ha vinto il Premio Andersen 2025 come Migliore libro oltre i 15 anni.

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